muto come un pesce

All’interno dell’Almanacco Grigioni Italiano del 2015

trovate un mio racconto inedito intitolato “Muto come un pesce”

 

Sinossi del racconto:

“Un uomo la fa da padrone all’osteria di un piccolo villaggio alpino. Quando c’è da raccontare storie, non ce n’è per nessuno. Ridono tutti fragorosamente mentre racconta delle sue avventure; tutti tranne uno. Un uomo sul quale nessuno sa nulla, se non le poche cose che si dicono in paese”. 

 

leggi l’incipit qui sotto…

In una sinuosa vallata della periferia alpina, un villaggio popolato da quasi mille abitanti, dista meno di cinque chilometri da un lago tinto color smeraldo; fra loro, resiste tutt’oggi spontanea, una verde prateria.

Meno di cinquant’anni fa la gente del posto si riuniva ancora in chiesa la domenica, nella piazza comunale il primo d’agosto, e davanti al municipio in occasione delle votazioni. Buona parte della popolazione maschile si ritrovava abitualmente all’osteria del borgo.

Fra i clienti storici del locale c’era un certo Giacomo, che amici e nemici chiamavano per fama Giacum sberla. Si era guadagnato il soprannome, per la facilità con cui prendeva a schiaffi tutti quelli che gli facevano girare le scatole. Chi lo conosceva aveva imparato a temere il suo manrovescio, tanto che fu eletto, in plebiscito, padre padrone di ogni discorso che passava dal taul rodont; quella tavolata di esperti oratori che si trova in tutte le osterie di paese, dove instancabilmente, giorno dopo giorno, si costruisce con fierezza la verità popolare. In questa particolare osteria, chi passava di lì, doveva fare innanzitutto i conti col Giacum. In pochi si azzardavano a contraddirlo, anche quando le sparava grosse. A conferma della fama di uomo scontroso, circolavano regolarmente storie sempre nuove sul suo conto. Si narra ad esempio di quella volta in cui fu chiamato a giudizio in tribunale dal Ferdy, che gli fece causa per uno schiaffo ricevuto la sera prima. A fine udienza il giudice condannò il Giacum, imponendogli l’immediato risarcimento di cinquanta franchi svizzeri in favore del suo antagonista. Lui allora prese il portamonete, tirò fuori una banconota da cento e guardò il Ferdy, come a voler chiedere il resto. Quando però quest’ultimo fece per metter mano al portafogli, il Giacum ritirò la banconota e si avvicinò con aria minacciosa. Successe tutto in meno di cinque secondi, senza che nessuno potesse fare nulla per impedirlo. Il Giacum sbatté i cento franchi sotto il naso del Ferdy e gli sferrò un ceffone a tradimento. Poi, con un lieve ghigno d’orgoglio stampato in viso, aggiunse il proprio irrevocabile verdetto, mettendo fine alla vicenda:

– Cinquanta per quello di ieri sera, e cinquanta per questo… Così non devi nemmeno darmi il resto.

Per ordinare l’Almanacco con il mio racconto puoi scrivere direttamente a ordinazioni@pgi.ch, oppure chiamare lo 0041 (0)81 252 86 16.

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