architettura letteraria

Ho partecipato come studente e come tutor a un laboratorio di architettura letteraria

con Matteo Pericoli http://www.matteopericoli.com

Clicca qui di seguito per vedere il mio progetto da studente direttamente dal sito del laboratorio da “Libra” di Don De Lillo

plastico libra

DESCRIZIONE DEL PROGETTO ARCHITETTONICO DI JOSY BATTAGLIA SUL LIBRO DI DON DE LILLO “LIBRA”

A proposito di architettura letteraria…

Ho pensato e realizzato un modello architettonico che rappresentasse il romanzo “Libra” di Don De Lillo. Un romanzo storico, che parla della vita di una persona, in relazione ad un evento storico preciso che ha segnato gli Stati Uniti nella seconda parte del secolo scorso:

“il percorso che mette un uomo sulla strada del suo destino”.

Lo scrittore ha messo in atto delle scelte ben precise nella stesura del suo romanzo. L’evoluzione del racconto prevede, infatti, essenzialmente due binari, due spazi narrativi, due colonne portanti. Una colonna, l’edificio più lungo nel mio plastico, dentro il quale entra il lettore, è quello dove vengono raccontati alcuni frangenti della vita di un uomo, Lee A. Oswald. In quelle parti del libro, i capitoli portano il nome di luoghi: il Bronx, New Orleans, Atsugi, Fort Worth, Mosca, Minsk. Si tratta di luoghi importanti attraverso i quali viene narrata la linea della vita di Oswald che lo porterà poi ad essere presente, e decisivo, dalla finestra di un magazzino di libri a Dallas. Questo edificio inizia prima, temporalmente. Inizia quando Oswald è ragazzino, nei primi anni ’50. Si raccontano fatti che comprendono una quindicina d’anni della complessa esistenza di un uomo.

I capitoli del libro però sono alternati. Da un percorso narrativo, da un edificio, si passa all’altro, attraverso canali invisibili, corridoi trasparenti.

L’altra parte di capitoli, l’altro spazio narrativo, l’edificio più corto nel mio plastico, è il luogo dove viene narrata invece la cospirazione, il complotto, che ha portato all’assassinio di J. F. Kennedy, alle 12:30 del 22 novembre 1963. Questi capitoli portano come nome delle date, dal 17 aprile al 22 novembre del 1963. Stiamo parlando dunque di un periodo di soli 7 mesi. Questo edificio parte dopo l’altro, temporalmente.

Il punto centrale su cui poggia la narrazione di queste vicende è che, nel finale, le due strade si sincronizzano, i due edifici nel mio plastico, raggiungono la stessa velocità dei fatti, e si arriva nello stesso posto; si sbatte contro lo stesso contenitore. Il luogo dove una concatenazione d’eventi trova il proprio sfogo, uno spazio comune di ampio respiro.

C’è poi una terza via, non generata da causa ed effetto, come le altre due. Una linea che attraversa il tempo. Una storia irriconoscibile, che però impone una congiunzione. Nel mio plastico questa terza linea è rappresentata dallo spazio che divide le due storie, i due edifici. Un percorso scavato che mira anch’esso all’unico contenitore finale, ma poi lo supera e continua per raggiungere le altre storie, tutte le storie, che ancora devono compiersi.
A illuminare questa terza via, un volume di vetro chiuso, incastonato nel grande atrio dove confluiscono i due parallelepipedi. Al volume non si può accedere e risulta essere, dal mio punto di vista, la spinta della terra che si tramuta in una gabbia chiusa – segno trasparente ma tangibile – un ulteriore rafforzativo del forte legame che unisce le due trame fino all’epilogo.

Realizzazione del plastico:
Da subito ho pensato ai percorsi narrativi del romanzo come a dei palazzi che confluissero in un unico spazio. Inizialmente ho immaginato gli edifici in maniera verticale, slanciati verso l’alto. Questa scelta rendeva problematica la costruzione di una terza via, trasparente che attraversasse la storia. Ribaltando gli edifici, sul piano orizzontale, ha dato profondità alla struttura, offrendomi la possibilità di pensare una terza via, scavata, che verticalmente non riuscivo ad immaginare.

Josy Battaglia

 

 

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