MIGRANTI (l’evento 15.11.2024)

Nella calorosa cornice del Punto Rosso di Poschiavo, venerdì sera 15 novembre 2024, grazie a una proficua collaborazione tra più parti, più di 100 persone hanno potuto aderire a una variante fra le narrazioni che gravitano attorno al tema della migrazione; la variante che illumina il lavoro di persone che dentro la complessità scelgono di fare. I tre ospiti che abbiamo avuto l’onore di ascoltare sono infatti, e innanzitutto, persone che mettono le mani in pasta, persone che fanno

Salvano i migranti direttamente in mare, come fa Laura Crameri (Capelli).

Accompagnano i migranti nel loro viaggio attraverso dei corridoi umanitari sicuri, come fa Marta Bernardini

Accolgono imigranti in situazioni di difficoltà nel nostro territorio, senza se e senza ma, come fa don Giusto Della Valle

Ho voluto introdurre la serata, ricordando e raccontando brevemente la storia di Salvatore Todaro, comandante di un sommergibile delle Regia Marina italiana durante la seconda guerra mondiale che, agli ordini di un regime fascista, di fronte al dilemma, decise per la vita, non per la morte. Todaro in mare, di fronte a un gruppo di naufraghi belghi, che fino a pochi attimi prima erano il nemico, decise per il salvataggio: perché gli esseri umani che rischiano di morire in mare si salvano. Punto. 

Ogni uomo di mare lo sa, perché in mare prima di essere soldati, guardia costiera, o rappresentanti di un partito politico, si è per l’appunto uomini di mare, e come tali solidali gli uni con gli altri. 

Ho voluto leggere per il pubblico quattro pagine dal romanzo “Comandante” di Sandro Veronesi, quasi un trattamento dell’omonimo film del regista Edoardo De Angelis. Due pagine che raccontano i dubbi e il fermento nella testa di Todaro di fronte a una scelta che andò a risolversi con una sentenza chiara: “tirateli su”.

Altre due pagine invece narravano le perplessità e le riflessioni del comandante del piroscafo inglese che, di fronte alla possibilità di abbattare il sommergibile italiano che gli transitò davanti lungo la rotta, forzatamente in superficie, per il primo porto sicuro dove sbarcare i naufraghi, infine decise anch’esso per la vita: “cessate il fuoco”.

Due eroi moderni, in un contesto di guerra, che hanno lasciato che nella concitazione di un conflitto disumano, per una volta, la spuntasse l’umanità. Quel giorno si salvarono tutti, salvando forse un po’ anche ognuno di noi. Oggi possiamo dunque attingere a queste gesta per tracciare un esempio chiaro da inseguire fra le variabili impazzite di un dibattito abitualmente soggetto alla futile strumentalizzazione politica. 

Ed è così che nel silenzio, sinonimo pensiamo di grande attenzione e ascolto, i nostri tre ospiti hanno raccontato la loro esprienza, ciò che fanno. Ognuno a modo suo, con le proprie incertezze, la propria pena, la propria voglia di vivere e di aiutare a vivere, e la prorpia fiducia nella buona fede e coscienza delle loro azioni. Tre belle persone innazitutto che, saremmo pronti a giurare, tramite le loro testimonianze e le loro parole, avranno saputo far battere forte qualche cuore in più fra i presenti, liberando altrettante menti verso riflessioni semplici e concrete, sulla base della loro esperienza diretta. 

Paolo Tognina ci ha messo sicuramente del suo, e grazie al suo interesse e alla sua congruenza emotiva, oltre al cosa, ha reso giustizia e regalato il giusto spazio soprattutto al come; ed è nel come che abbiamo ritrovato il comun denominatore della serata: con amore incondizionato per l’essere umano. 

La serata si è conclusa con una mia domanda a Laura. Una domanda nella quale ho riposto tutta la mia più ingenua fiducia: 

Qual è la cosa più bella che ti è successa durante una tua missione nel Mediterraneo, la cosa che più ti ha fatto felice? – gli ho chiesto. 

Passato lo spavento per lo scampato pericolo, al sicuro sulla nave, vedo nei loro occhi la forza della vita che ricomincia, la speranza che rinasce all’improvviso – mi ha risposto Laura, con una particolare luce negl’occhi.

Al Punto Rosso quella sera v’era un pubblico eterogeneo, 100 teste diverse l’una dall’altra. Grazie alla colletta spontanea finale abbiamo raccolto e donato 1000 franchi svizzeri a SOS Humanity, l’organizzazione non governativa che gestisce e mette a disposizione la nave grazie alla quale Laura può salvare le vite di tanti esseri umani nel Mediterraneo. La stessa nave che un po’ forse salva tutti noi. 

E ora che succede? 

Ci stiamo pensando, ci stiamo lavorando. Ci piacerebbe organizzare un evento di approfondimento nella primavera che verrà, nel 2025. 

Una mostra fotografica. 

Un dibattito pubblico d’approfondimento riguardante la realtà della migrazione in Svizzera. 

Una narrazione cinematografica. 

Chissà.